Gaia Fugazza: Making Kin: Curated by Paola Ugolini
Opening: Tuesday, 15 April | 6pm
EN:
American feminist philosopher Donna Haraway, in her essay Chthulucene. Surviving on an Infected Planet, reiterates the importance of generating kinship, ‘making kin’.
Although it lacks an equivalent in the Italian language, kin stands for ‘consanguineous’, ‘relative’, ‘lineage’ and ‘descendants’, a term that evokes the human awareness of being part of a common substance and therefore the importance of establishing intimacy with all the creatures of the earth, with a view to a multi-species solidarity that employs inventive connections to succeed in living well and dying well in the present, that is, in these eras of ours that are called the Anthropocene and Capitalocene.
Making kin is a system to generate kinship of an unexpected nature, to open up to unexpected collaborations and combinations to con-create together with one another because individualism in its scientific, political and philosophical forms is no longer possible either to imagine or to put into practice. The salvation of the planet must therefore be looked at, from a post-anthropocentric perspective, as a process of sympoiesis in which there can be a multi-species rebirth.
Taking Donna Haraway as an entry point into Gaia Fugazza's artistic practice illuminates the ways in which it is aimed at creating an alternative reality, in which human bodies freely migrate into other beings and other species, while retaining their anthropomorphic aspect that goes beyond sexual difference. Her human figures escape the rigid gender dichotomy imposed by the dominant culture – they embody new political subjectivities with non-unitary sexual identities and, as the philosopher Rosi Braidotti would say, ‘Nomads’.
Within the visionary, esoteric, militant and eco-feminist artistic perspective of Gaia Fugazza's work, there is a re-appropriation of the representations of the female body in relation to other forms of subalternity such as the plant and animal worlds, with which it rediscovers a political alliance.
Gaia Fugazza's figuration draws from a remote time that resonates with her animistic and anti-anthropocentric vision, placing them within an indefinite spacial and temporal plane in which the mystery and sacred ferocity of a powerful nature is still present. The surfaces of her works are often engraved, excavated, enriched with ceramic or enamel elements, representing a primordial world in which human beings coexist with other species in a dimension of sacred reciprocity. They are shamanic images, triggered by visions that challenge the hierarchical notion of nature as dominated and domesticated by humans and their intellectual superiority.
Going beyond the dualism between nature and culture and shattering the identification of women and animality as inferior forms of life would therefore be fundamental to restoring the world to an ideal primordial balance. Through her visionary works, in which ancient shamanic wisdom is hybridised with feminist thought, Gaia Fugazza brings the divine back to where it has been removed from. By doing so, she reminds us of the importance of wholeness, for the stability of our ecosystem in which humans, animals, plants, rocks, rivers, oceans, deserts and forests mutually contribute to its maintenance – each elements provides equal value to the proper functioning of the whole, in a collective dimension that has been buried today by the subject-individual master of the Western world.
IT:
La filosofa femminista americana Donna Haraway, nel suo saggio Chthulucene. Sopravvivere su un pianeta infetto, ribadisce l’importanza del generare parentele, “fare kin”.
Pur mancando di un equivalente nella lingua italiana, Kin sta per “consanguineo”, “parente”, “stirpe” e “discendenza”, un termine che evoca la consapevolezza umana di far parte di una sostanza comune e quindi l’importanza di stabilire intimità con tutte le creature della terra, nell’ottica di una solidarietà multi specie che impieghi connessioni inventive per riuscire a vivere bene e morire bene nel presente, ovvero in queste nostre epoche che prendono il nome di Antropocene e Capitalocene.
Fare Kin è un sistema per generare parentele di natura imprevista, per aprirsi a collaborazioni e combinazioni inaspettate per con-divenire insieme gli uni con gli altri perché l’individualismo nelle sue forme scientifiche, politiche e filosofiche non è più possibile né da immaginare né mettere in pratica. La salvezza del pianeta va quindi guardata, in un’ottica post antropocentrica, come processo di simpoiesi in cui ci possa essere una rinascita multi specie.
Partire da Donna Haraway per parlare del lavoro di Gaia Fugazza è illuminante per capire come tutta la suapratica artistica sia volta alla creazione di una realtà alternativa in cui i corpi umani migrano liberamente in altri esseri e in altre specie pur conservando un loro aspetto antropomorfo che va oltre la differenza sessuale. Le sue figure umane sfuggono alla rigida dicotomia di genere imposta dalla cultura dominante, sono nuove soggettività politiche con identità sessuali non unitarie e, come direbbe la filosofa Rosi Braidotti, “Nomadi”.
Con questi presupposti e in una prospettiva artistica visionaria, esoterica, militante ed eco-femminista, nel lavoro di Gaia Fugazza, si attua una riappropriazione delle rappresentazioni del corpo femminile in relazione con altre forme di subalternità con le quali esso riscopre un’alleanza politica, come il mondo vegetale e animale.
Le figurazioni di Gaia Fugazza attingono da un tempo remoto che risuona con la sua visione animistica e anti-antropocentrica collocandosi in uno spazio-tempo indefinito in cui è ancora presente il mistero di una natura potente permeata di sacra ferocia. I suoi lavori pittorici con le superfici spesso incise, scavate, arricchite di elementi in ceramica o in smalto, rappresentano un mondo primordiale in cui gli esseri umani convivono con le altre specie in una dimensione di sacra reciprocità. Sono immagini sciamaniche scaturite da visioni che scardinano la piatta visione di una natura dominata e addomesticata dagli umani e dalla loro superiorità intellettuale.
Andare oltre il dualismo fra natura e cultura, frantumare l’identificazione delle donne e dell’animalità come forma di vita inferiore sarebbe dunque fondamentale per riportare il mondo a un ideale equilibrio primordiale. Gaia Fugazza attraverso le sue opere visionarie, il cui l’antica sapienza sciamanica si ibrida con il pensiero femminista, riporta il divino da dove è stato rimosso per ricordarci l’importanza del tutto per la stabilità del nostro ecosistema in cui gli animali umani, gli animali non umani, le piante, le rocce, i fiumi, gli oceani, i deserti e le foreste concorrono mutualmente al suo mantenimento perché ogni parte fornisce un uguale valore al giusto funzionamento della totalità, in una dimensione collettiva sepolta oggi dal soggetto-individuo padrone del mondo occidentale.
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